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La forza della gentilezza

 

Frammenti tratti dal libro

"La forza della gentilezza"

di Piero Ferrucci

 

La vecchietta non mangiava più.
Era sola al mondo e dimenticata da tutti.
Era così avvilita che non riusciva più a deglutire.
L’idea di mandare giù un solo boccone era troppo.
Se ne stava silenziosa e triste, aspettando la morte.

Entra in scena Millina…
Millina… le parla e la fa parlare, per quel poco che può.
Con un filo di voce la vecchietta spiega di avere dei figli, troppo indaffarati, però, per occuparsi di lei.
Così non c’è più nessuno che venga a trovarla.
Non ha una vera e propria malattia: è deperita perché non riesce più a mangiare, e non mangia più perché è deperita.

Allora Millina le propone: le andrebbe un bel gelato?
Strana idea quella di offrire un gelato a una persona in fin di vita.
Ma funziona.
A ogni cucchiaino, adagio adagio, alla vecchietta ritornano il colorito, la voce, la vita.

E’ un’idea geniale, dirà qualcuno, quella di dare un cibo facilmente assimilabile a chi non riesce più a mangiare.

Ma questa spiegazione, pur vera, è contenuta in un’altra spiegazione più vasta.
L’idea di dare il gelato alla vecchietta è venuta a Millina perché se l’era presa a cuore.
Perché ha visto che questa vecchietta era bisognosa non solo di cibo, ma soprattutto di cure, di amore, di attenzione: di ciò di cui ognuno di noi ha bisogno, come dell’ossigeno.
La vecchietta ha ricevuto, prima ancora che il gelato, il calore della solidarietà.
E ciò che ha portato di nuovo il colorito sul suo viso è stato, più ancora del cibo, un semplice atto di gentilezza.

In un modo o nell’altro capita a tutti…
Ricevere gentilezza ci fa bene.
Per noi tutti è un sollievo essere aiutati nel momento in cui ne abbiamo bisogno.
E a tutti fa piacere essere ascoltati, trattati con calore e simpatia, sentirsi capiti, sentirsi nutriti.

La gentilezza ci salva la vita.

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