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Un Volontario ricorda

Ricordi...

Una pagina per condividere una bella riflessione scritta da un Volontario, che riassume in modo molto diretto e profondo le emozioni di chi sperimenta un percorso di formazione e di crescita in ambito di ascolto telefonico.

Volontariato: un'esperienza di vita che rimane nel cuore

 

[Frammenti tratti da materiale a cura di Voce Amica]

La mia esperienza di volontario all'interno di Voce Amica è durata circa sette anni.

Guardandomi indietro la rivedo con la forma di un arco che sale, raggiunge il suo apice e ridiscende.

Se provo a ripercorrere questo arco mi accorgo, ora che l'esperienza si è conclusa, di avere vissuto tre fasi distinte: prima, durante, dopo; momenti che tento di riassumere ben sapendo che le parole, scritte o parlate, in questo caso non sono adatte ad esprimere come vorrei le emozioni che ho avuto la fortuna di vivere (perché spesso è forse innanzitutto la fortuna, ancor più che un certo talento o la preparazione, che ci fa vivere da questo lato di una telefonata)

Ricordo la fase prima come un percorso di qualche mese immerso nell’inverno cittadino, incontri di formazione settimanali in un’aula poco illuminata, il calore, l’immediata confidenza e l’entusiasmo dei compagni di corso, la consapevolezza di condividere un’esperienza importante e un’atmosfera di grande attesa tra un incontro e l’altro. Ricordo i volti, gli stupori, qualche lacrima… e dentro a tutto questo emozionarsi e attendere, la figura del fondatore, portatore di quel fuoco che anima le opere grandi.
Ho compreso che - il concetto non è mio – se ci vogliono anni per imparare a suonare uno strumento è il caso di dedicare qualche mese ad imparare ad ascoltare; e dopo qualche mese – ho imparato – è molto sano porsi ancora dei dubbi.
Questo è stato il prima, anche se inevitabilmente falsato dallo sguardo di poi.
E niente dopo questa fase prima è stato più come prima...

Il mio durante era fatto di turni serali, in quanto volontario in età da lavoro, anticipati da corse attraverso la città, di rientri in autobus nella notte, di tante troppe telefonate per ricordarne alcune se non un affastellarsi di sensazioni che solo un lampo di genio aiuterebbe a riassumere e a trasmettere.

Voce Amica è stata per me una materia estremamente viva, e come la vita sorprendente, a volte magica, altre volte tremendamente noiosa, qualcosa che ti scotta tra una doccia fredda e l’altra, una materia imprevedibile, ma anche ripetitiva, invasiva, cruda, necessaria, tenera, fraterna…
Credo che Voce Amica sia un luogo, uno dei rari luoghi, dove il linguaggio delle parole esplode le sue potenzialità (atte o inadatte ad esprimere la più varia disperazione, emarginazione, solitudine) e mostra i suoi confini, oltre ai quali restano come parole ferite: sospiri, versi, lacrime e lunghissimi silenzi.
L’immagine che conservo è quella di una finestra spalancata su un mondo frammentato in un sovrapporsi di strazianti, profonde, incredibili o banali verità.

Nel dopo rimane, come spesso succede, una sorta di eco di ciò che abbiamo vissuto e che è divenuto parte di noi, in qualche modo modificandoci. Seppure oggi non saprei dire con certezza in quale misura il mio intervento, a quale sconosciuto, abbia fatto del bene, comunque sento di poter azzardare di essere diventato una persona diversa. Stavo per scrivere “una persona migliore”, ma poi ho trovato irrispettoso e anche falso pretendere da tutta questa vicenda l’evidenza di un arricchimento personale.
Forse oggi nel mio quotidiano ho una maggiore attenzione verso ciò che mi è accanto, ho uno sguardo più attento, giudizi meno taglienti, provo ad affrontare i miei giorni (e non sempre mi riesce) con rinnovata libertà di giudizio. Vivo il mio dopo come un nuovo inizio, un punto da dove sono ripartito osservando silenzioso, abbandonando piccole quotidiane certezze, aprendomi e riconoscendomi nei volti della folla, abbracciando tutte queste verità che mi vivono accanto.
In fondo sentiamo tutti il calore del sole, il freddo dell’inverno… e poi?

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